chissà cosa succedeva ai tempi di marco polo quando ci si rompeva un menisco. o addirittura due.
chissà se si fermava la carovana, si piantavano le tende, si metteva in conto di arrivare mesi, stagioni, un anno dopo.
cindo racconta che in effetti marco polo si fermò, a causa della malaria, per un anno in asia centrale. imparò il persiano e poi ripartì per la cina.
anche noi siamo fermi - ma non impareremo il persiano.
i menischi di cindo ci hanno salutato pochi giorni dopo il mio ultimo post, da allora ancora per un po' ci abbiamo creduto, e cindo solo fino a poco fa portava ancora la lonely della cina per le sue escursioni in bagno.
poi abbiamo fatto i conti con realtà e capito che non si può fare. ci inventeremo dell'altro, magari girovagando per zone vicine all'accampamento da cui aspettiamo che passi il dolore, guarisca la febbre, si possa ripartire...
"QUELLO CHE SCRIVO QUI LO FACCIO PER IL PIACERE, SPERO, DEGLI ALTRI, MA SOPRATTUTTO PER IL MIO, PERCHÉ DÀ SEMPRE GIOIA RIPERCORRERE LE TAPPE DI UN VIAGGIO" Freya Stark - da Pavia a Pechino, senza fretta. Il viaggio di cindo e della fra
giovedì 2 giugno 2011
venerdì 18 marzo 2011
Tashkent o Bishkek?
forse non è così facile comprendere le ragioni del dilemma.
eppure, ci paralizza.
non sapere da dove ripartire, e quindi per dove comprare il biglietto aereo di andata, è scandalo per noi viaggiatori della bassa.
ne abbiamo parlato anche oggi, inerpicandoci su per l'entroterra ligure (e perdendoci ad ogni bivio).
io sono sostenitrice di tashkent: fino a lì siamo arrivati, da lì dobbiamo ripartire. dico che non saprei come riempire il buco nel mio moleskine di acquarelli, pavento che potrei trovarmi spiazzata a bishkek, senza sapere cosa c'è di mezzo, rinfaccio al cindo il suo rigore filologico.
ma sono ragioni del cuore. è chiaro che bisogna inventarsi qualcosa di più, per scegliere di ripartire dall'uzbekistan (di cui si ridovrà fare il visto) per poi passare subito in kirghisistan.
tanto vale partire dalla capitale kirghisa.
ma non solo per questo. anche perchè la mia ipotesi comporta l'attraversamento della valle di fergana, che è posto molto instabile politicamente. e poi perchè "sbucheremmo" a osh e da lì visitare il kirghisitan è durissimo, perchè le strade "buone" sono quelle che scendono da bishkek, e non quelle a sud.
perchè alla fine cosa vuoi che cambi fra tashkent e bishkek, se non te lo dicessero che sono due città diverse manco te ne accorgeresti: palazzoni sovietici, facce segnate dal sole e dal vento, vestiti colorati. montone a pranzo e a cena.
io resto della mia opinione, e faccio il mulo. come oggi, quando in mezzo ad una salita nel bosco di castagni, poi querce e poi pini ho detto "no, io non scendo" "ma dove vuoi andare di lì, ci siamo persi ormai". ho poggiato a terra il sedere "no, io non scendo".
alla fine ha vinto il razionale cindo, e siamo scesi.
vorrà dire che partiremo da bishkek?
vorrei metterla ai voti...se qualcuno sfrucuglia queste pagine nonostante il lungo silenzio...
tashkent o bishkek?
eppure, ci paralizza.
non sapere da dove ripartire, e quindi per dove comprare il biglietto aereo di andata, è scandalo per noi viaggiatori della bassa.
ne abbiamo parlato anche oggi, inerpicandoci su per l'entroterra ligure (e perdendoci ad ogni bivio).
io sono sostenitrice di tashkent: fino a lì siamo arrivati, da lì dobbiamo ripartire. dico che non saprei come riempire il buco nel mio moleskine di acquarelli, pavento che potrei trovarmi spiazzata a bishkek, senza sapere cosa c'è di mezzo, rinfaccio al cindo il suo rigore filologico.
ma sono ragioni del cuore. è chiaro che bisogna inventarsi qualcosa di più, per scegliere di ripartire dall'uzbekistan (di cui si ridovrà fare il visto) per poi passare subito in kirghisistan.
tanto vale partire dalla capitale kirghisa.
ma non solo per questo. anche perchè la mia ipotesi comporta l'attraversamento della valle di fergana, che è posto molto instabile politicamente. e poi perchè "sbucheremmo" a osh e da lì visitare il kirghisitan è durissimo, perchè le strade "buone" sono quelle che scendono da bishkek, e non quelle a sud.
perchè alla fine cosa vuoi che cambi fra tashkent e bishkek, se non te lo dicessero che sono due città diverse manco te ne accorgeresti: palazzoni sovietici, facce segnate dal sole e dal vento, vestiti colorati. montone a pranzo e a cena.
io resto della mia opinione, e faccio il mulo. come oggi, quando in mezzo ad una salita nel bosco di castagni, poi querce e poi pini ho detto "no, io non scendo" "ma dove vuoi andare di lì, ci siamo persi ormai". ho poggiato a terra il sedere "no, io non scendo".
alla fine ha vinto il razionale cindo, e siamo scesi.
vorrà dire che partiremo da bishkek?
vorrei metterla ai voti...se qualcuno sfrucuglia queste pagine nonostante il lungo silenzio...
tashkent o bishkek?
sabato 6 novembre 2010
finalmente le foto!
E all'indirizzo sottostante, finalmente, una selezione "corposa" di foto!
Buona visione!
http://picasaweb.google.com/117662113012116834779/ViaDellaSetaParteI#
Buona visione!
http://picasaweb.google.com/117662113012116834779/ViaDellaSetaParteI#
domenica 12 settembre 2010
assaggio di foto!
a malpensa!sono circa le 14...arriveremo alle 5 del mattino dopo!
la soddisfazione di cindo che ha conquistato i biglietti del bus Istanbul-Erzurum, acquistati su internet!
Ani, capitale d'Armenia
nel lago di Van, Davide e Golia sulla Akdamar Kilisesi, chiesa armena
prima dell'alba, scendiamo dal treno che ci porterà a Teheran per il controllo di frontiera fra Turchia e Iran
muri a Teheran
Isfahan, la metà del mondo
vetrate a Yazd
chador a Mashhad
martiri della guerra Iran-Iraq
bimbi nel cassone della moto del papà
Ashgabat
a Merw, mausoleo per la sepoltura di un sufi, con albero a cui i fedeli ancora annodano i loro desideri
siamo a Bukhara, bimbe e marionette
Samarcanda!!!
mercanti, Urgut
di nuovo a Malpensa, di ritorno...
p.s. per chi ha lo stomaco forte, ci sono tutte le altre foto...
la soddisfazione di cindo che ha conquistato i biglietti del bus Istanbul-Erzurum, acquistati su internet!
Ani, capitale d'Armenia
nel lago di Van, Davide e Golia sulla Akdamar Kilisesi, chiesa armena
prima dell'alba, scendiamo dal treno che ci porterà a Teheran per il controllo di frontiera fra Turchia e Iran
muri a Teheran
Isfahan, la metà del mondo
vetrate a Yazd
chador a Mashhad
martiri della guerra Iran-Iraq
bimbi nel cassone della moto del papà
Ashgabat
a Merw, mausoleo per la sepoltura di un sufi, con albero a cui i fedeli ancora annodano i loro desideri
siamo a Bukhara, bimbe e marionette
Samarcanda!!!
mercanti, Urgut
di nuovo a Malpensa, di ritorno...
p.s. per chi ha lo stomaco forte, ci sono tutte le altre foto...
mercoledì 8 settembre 2010
da pavia
26 giorni di andata e 26 ore di ritorno.
Non sappiamo se essere grati agli aerei o protestare perchè ci abbiamo messo troppo. è tutto relativo.
che dire.
qua piove e fa freddo, una perfetta giornata di inizio autunno, vincent e theo (i gatti) ci hanno fatto un sacco di feste, la voglia di lavorare non c'è. tutto a regola.
pavia è identica a se stessa. ma è normale e giusto così, non cambia nulla se non cambiano i nostri occhi, mi verrebbe da dire... ed è chiaro che non sarà nemmeno la tappa samarcanda-xi'an ad aggiungere qualcosa alla nostra piccola e nebbiosa cittadina.
è un po' anche il tempo dei ringraziamenti. a gine che mi ha aiutata e seguita, a tutti i nostri bellissimi followers, alla fra che mi ha salvato le piante e poi anche i gatti, a tutti quelli che hanno letto, qualcuno silenziosamente, qualcuno aggiornando la mia mamma, qualcun altro postandoci i commenti.
soprattutto, a tutti voi che ci riabbraccerete e non ci farete sentire la nostalgia dell'andare!
Non sappiamo se essere grati agli aerei o protestare perchè ci abbiamo messo troppo. è tutto relativo.
che dire.
qua piove e fa freddo, una perfetta giornata di inizio autunno, vincent e theo (i gatti) ci hanno fatto un sacco di feste, la voglia di lavorare non c'è. tutto a regola.
pavia è identica a se stessa. ma è normale e giusto così, non cambia nulla se non cambiano i nostri occhi, mi verrebbe da dire... ed è chiaro che non sarà nemmeno la tappa samarcanda-xi'an ad aggiungere qualcosa alla nostra piccola e nebbiosa cittadina.
è un po' anche il tempo dei ringraziamenti. a gine che mi ha aiutata e seguita, a tutti i nostri bellissimi followers, alla fra che mi ha salvato le piante e poi anche i gatti, a tutti quelli che hanno letto, qualcuno silenziosamente, qualcuno aggiornando la mia mamma, qualcun altro postandoci i commenti.
soprattutto, a tutti voi che ci riabbraccerete e non ci farete sentire la nostalgia dell'andare!
domenica 5 settembre 2010
alla fiera di urgut
...sicuramente si trova un topo, un gatto e un cane. e poi tutto il resto.
e' domenica, e ho messo le cose in chiaro, col cindo filosofo: si va al mercato.
di urgut, 30 km da samarcanda.
al b&b abbiamo tirato su una compagnia varia: un'austriaca che viaggia sola e a cui tutti qui chiedono dove e' suo marito, una coppia di tedeschi e una coppia di giapponesi che, come sempre, sembrano usciti dai manga.
dopo la doverosa contrattazione con il conducente del minibus (per variare il prezzo cadauno di 50 cent. di euro, era ovvio che si trattasse di mero "riscaldamento"), eccoci sul marutska che, scuotendoci tutti, ci scarica davanti all'ingresso di un immenso bazar.
come ogni vero mercato dell'est, va per aree tematiche: mutande da donna da una parte e tessuti dall'altra, pane tutto insieme e macellai tutti vicini. e poi frutta, pezzi di ricambio di auto, quaderni per la scuola e tappeti per la preghiera, kilate di ciabatte rosse e qualche suzani. tutto disordinatamente ordinato.
la cosa divertentissima (e gia' notata, in uzbekistan come in iran) e' che noi siamo incuriositi da loro esattamente tanto quanto loro lo sono da noi. ci richiamano e salutano in continuazione, vogliono che facciamo loro le foto, ridono quando passiamo.
questa curiosita' reciproca facilita moltissimo la conoscenza, o perlomeno la simpatia, basta lasciarsi trasportare e non opporre resistenza.
noi ci proviamo, anche se la nostra precaria condizione digestiva ci vieta di assaggiare tutto quello che ci viene offerto.
resistiamo nella bolgia qualche ora, per poi ritrovare i nostri compagni di avventura sommersi di suzani e andare con loro a fare un pic-nic in una foresta di platani secolari. e' stata un'esperienza divertentissima...anche se, come prevedibile, non abbiamo comprato pressoche' nulla!
p.s. e' un po' inutile questo post, lo so: non ci sono parole per descrivere i colori dei vestiti, gli odori delle spezie e i sorrisi dei bambini. ma allora, perche' non fare come noi, e andarci in uzbekistan? e' davvero cosi' accogliente e pacifico (oltre che economicissimo) che davvero non riesco a immaginare una buona ragione per non venirci!!!!
e' domenica, e ho messo le cose in chiaro, col cindo filosofo: si va al mercato.
di urgut, 30 km da samarcanda.
al b&b abbiamo tirato su una compagnia varia: un'austriaca che viaggia sola e a cui tutti qui chiedono dove e' suo marito, una coppia di tedeschi e una coppia di giapponesi che, come sempre, sembrano usciti dai manga.
dopo la doverosa contrattazione con il conducente del minibus (per variare il prezzo cadauno di 50 cent. di euro, era ovvio che si trattasse di mero "riscaldamento"), eccoci sul marutska che, scuotendoci tutti, ci scarica davanti all'ingresso di un immenso bazar.
come ogni vero mercato dell'est, va per aree tematiche: mutande da donna da una parte e tessuti dall'altra, pane tutto insieme e macellai tutti vicini. e poi frutta, pezzi di ricambio di auto, quaderni per la scuola e tappeti per la preghiera, kilate di ciabatte rosse e qualche suzani. tutto disordinatamente ordinato.
la cosa divertentissima (e gia' notata, in uzbekistan come in iran) e' che noi siamo incuriositi da loro esattamente tanto quanto loro lo sono da noi. ci richiamano e salutano in continuazione, vogliono che facciamo loro le foto, ridono quando passiamo.
questa curiosita' reciproca facilita moltissimo la conoscenza, o perlomeno la simpatia, basta lasciarsi trasportare e non opporre resistenza.
noi ci proviamo, anche se la nostra precaria condizione digestiva ci vieta di assaggiare tutto quello che ci viene offerto.
resistiamo nella bolgia qualche ora, per poi ritrovare i nostri compagni di avventura sommersi di suzani e andare con loro a fare un pic-nic in una foresta di platani secolari. e' stata un'esperienza divertentissima...anche se, come prevedibile, non abbiamo comprato pressoche' nulla!
p.s. e' un po' inutile questo post, lo so: non ci sono parole per descrivere i colori dei vestiti, gli odori delle spezie e i sorrisi dei bambini. ma allora, perche' non fare come noi, e andarci in uzbekistan? e' davvero cosi' accogliente e pacifico (oltre che economicissimo) che davvero non riesco a immaginare una buona ragione per non venirci!!!!
samarcanda, secondo cindo
Ultime ore a Samarcanda. Poi domani pomeriggio un treno ci portera' a Tashkent da dove, alle 2 a.m., partiremo alla volta dell'Italia via Riga.
Col senno del poi mi sento di dire che abbiamo fatto bene a concludere qui il nostro viaggio e che non avremmo potuto fare diversamente.
E' vero che gran parte degli storici monumenti della citta', a partire dalle moschee che si affacciano sul Registan fino al Gur I Mir (mausoleo di Tamerlano), sono stati pesantemente ristrutturati quando non direttamente ricostruiti.
E' vero che tutto attorno e' stato fatto il vuoto, con enormi piazze, giardini e vialoni di sovietica memoria.
Ma e' anche vero che le sue svettanti cupole a cipolla, ricoperte da piastrelle blu cobalto che si stagliano nel cielo azzurro (oggi un po' meno, visto che butta pioggia...!), conservano un fascino innegabile ed un significato particolare per chi come noi ha voluto approssimativamente ripercorrere un tratto di una delle antiche vie carovaniere che dall'oriente portavano uomini e mercanzie in occidente e viceversa.
Dove fermarsi, una volta partiti da Istanbul, se non qui!
Personalmente credo che Bukhara mi rimarra' piu' nel cuore perche' le settecento ed oltre madrase che la animavano un tempo, sebbene restaurate piu' o meno pesantemente ed oggi adibite a negozi di suovenir, ancora immerse pero' nel tessuto urbano originario, fatto di vicoli stretti e tortuosi con muri di mattoni e fango, conservino una dimensione piu' autentica, piu' prossima alla storia di queste terre che hanno dato al mondo grandi scienziati e grandi conquistatori, opere d'arte e massacri di intere popolazioni. E poi e' piu' piccola, piu' raccolta attorno ai suoi capolavori.
Ma entrambe le citta' possiedono un elemento in comune che, da solo, giustifica un viaggio: l'incredibile ospitalita' e simpatia dei loro abitanti. A partire dai bambini, sempre pronti a salutarti con un vivace "hello", fino agli anziani, con le loro serafiche barbe bianche.
Certo, non e' tutto oro quel che luccica.
Ma il bagliore, quanto meno, aiuta a trovare la strada!
Col senno del poi mi sento di dire che abbiamo fatto bene a concludere qui il nostro viaggio e che non avremmo potuto fare diversamente.
E' vero che gran parte degli storici monumenti della citta', a partire dalle moschee che si affacciano sul Registan fino al Gur I Mir (mausoleo di Tamerlano), sono stati pesantemente ristrutturati quando non direttamente ricostruiti.
E' vero che tutto attorno e' stato fatto il vuoto, con enormi piazze, giardini e vialoni di sovietica memoria.
Ma e' anche vero che le sue svettanti cupole a cipolla, ricoperte da piastrelle blu cobalto che si stagliano nel cielo azzurro (oggi un po' meno, visto che butta pioggia...!), conservano un fascino innegabile ed un significato particolare per chi come noi ha voluto approssimativamente ripercorrere un tratto di una delle antiche vie carovaniere che dall'oriente portavano uomini e mercanzie in occidente e viceversa.
Dove fermarsi, una volta partiti da Istanbul, se non qui!
Personalmente credo che Bukhara mi rimarra' piu' nel cuore perche' le settecento ed oltre madrase che la animavano un tempo, sebbene restaurate piu' o meno pesantemente ed oggi adibite a negozi di suovenir, ancora immerse pero' nel tessuto urbano originario, fatto di vicoli stretti e tortuosi con muri di mattoni e fango, conservino una dimensione piu' autentica, piu' prossima alla storia di queste terre che hanno dato al mondo grandi scienziati e grandi conquistatori, opere d'arte e massacri di intere popolazioni. E poi e' piu' piccola, piu' raccolta attorno ai suoi capolavori.
Ma entrambe le citta' possiedono un elemento in comune che, da solo, giustifica un viaggio: l'incredibile ospitalita' e simpatia dei loro abitanti. A partire dai bambini, sempre pronti a salutarti con un vivace "hello", fino agli anziani, con le loro serafiche barbe bianche.
Certo, non e' tutto oro quel che luccica.
Ma il bagliore, quanto meno, aiuta a trovare la strada!
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